In ascolto dei giovani: è il primo impegno del prossimo Sinodo dei Vescovi sui giovani (ottobre 2018). Già il suo Documento Preparatorio propone “una  consultazione di tutti i giovani”, per “ascoltare la realtà dei giovani”.


Anche noi ci poniamo in ascolto. Ecco alcune voci di giovani che riflettono opinioni, domande, dubbi e situazioni dei giovani, a noi tanto vicini… eppur a volte lontani. Non rispondiamo frettolosamente con valutazioni e giudizi… ascoltiamo! Anche noi vogliamo porci sulla strada del Sinodo.

Essere giovani cristiani
Vivere una vita di Chiesa non è facile, specialmente in un periodo storico governato dalle mode, in cui per tutti è più facile apparire che essere. Sempre più spesso non si cerca il “buono”, ma il “bello”, non si cerca il “cammino” ma “l'evento”, non si cerca il “giusto” ma il “conveniente”. Noi giovani scegliamo per comodità un percorso orizzontale, trascurando sempre di più il percorso verticale, quel famoso Monte Tabor che Gesù ci invita a scalare. Ma dov'è la difficoltà? Il difficile è superare la pigrizia; abbattere i pregiudizi delle persone che ad occhi chiusi additano altri, solo perché diversi dai concetti per loro intoccabili; svincolarsi da una vita che ci inserisce in una gara di tutti contro tutti. Essere cristiani non è facile, sembra andare contro corrente; ma è anche dare sapore alla vita e non solo alla propria; è un dare luce a tutte le nostre stanze e anche alle stanze degli altri. Essere cristiani è una dura scommessa, su cui vogliamo puntare tutto noi stessi. Provare per credere.
Simone B.

Giovani e Chiesa, oggi
Sicuramente oggi la maggior parte dei giovani vive un rapporto ambiguo con la Chiesa: da un lato c'è l'adesione ai principi del Cristianesimo, dall'altro il rifiuto di alcuni aspetti e difetti dell'istituzione "Chiesa". Noto che molti giovani hanno problemi con l'incoerenza tra la povertà annunciata nel vangelo e l'opulenza di certi ambienti ecclesiastici e questo li porta a professare di essere cristiani senza aderire alla Chiesa. Anche la durezza del Vaticano verso certi aspetti della
sessualità come i rapporti prematrimoniali, l'autoerotismo e l'omosessualità crea una grande scissione tra i giovani. Una grande fetta di ragazzi cristiani convive a fatica con l'invito alla castità, considerandolo retrogrado e ormai da rivalutare, per non parlare poi della chiusura che la Chiesa ha sempre avuto con tutta la comunità LGBT. Credo che sia ora che la Chiesa consideri un cambio di rotta soprattutto economico per evitare che le tradizioni la tengano ancorata ad un passato sterile; i giovani chiedono a gran voce risposte sensate ai loro dubbi e certamente il sinodo potrebbe essere uno splendido momento di confronto su questi temi.
Vittorio C.

I giovani e la percezione del futuro
I giovani di oggi hanno una percezione del proprio futuro instabile. Una buona parte lo vedono dedicato al raggiungimento del successo personale, una specie di distorta emulazione dei genitori, i quali hanno educato i propri figli all’efficienza; questa corsa inevitabilmente genera ansie di prestazione. Altri giovani invece vivono assolutamente il presente, il momento del divertimento, nel senso che sono irresponsabili verso il futuro o meglio indifferenti: le cose non sembrano cambiare neanche se ci si impegna; e in fondo perché faticare, tanto l’insoddisfazione e la noia sarebbero presenti comunque; quindi trovano piccoli piaceri effimeri.
In mezzo ci sono tanti che sperano e lavorano per il futuro, ma ricadute nell’indifferenza e nell’ansia non sono così rare.
Marco S.

…per il ricalcolo dei valori umani
“Abbiamo conquistato lo spazio esterno ma non quello interno” recita così il paradosso del nostro tempo di G. Carlin. Siamo immersi in una società che continua a cercare nei meandri dell'universo, come sono fatte le cose, ci si spinge sempre oltre senza fermarsi e cercare se stessi. Si continua ad indagare la forma, mai il contenuto. In questo ambiente siamo cresciuti noi giovani, un ambiente, dove a una domanda giunge una risposta nel giro di un click, ma la vera sfida è la ricerca di risposte che nessuno sa.
Viviamo in un mondo radicato nel progresso, dove contano i fatti, i numeri, i voti; siamo pieni di esami sulla conoscenza ma mai di coscienza. I nostri talenti devono essere precisione, perfezione, compostezza; ma siamo esseri imprecisi e imperfetti e ci demoralizziamo perché ‘non sappiamo fare’. Potessi gridare “STOP!” al mondo intero lo farei: un bel reset all’umanità per il ricalcolo dei valori umani. Stiamo vicini ai giovani, perché non si sentano soli.
Sofia N.

Quale rapporto fra le generazioni?
Il rapporto che ho sperimentato (e che tuttora sperimento) fra i giovani e gli adulti è spesso ambiguo. Da una parte la figura adulta tenta sempre di più di essere amica del giovane, anche "abbassandosi" al suo livello, forse per tentare di recuperare essa stessa un po'; di giovinezza;
dall'altra parte, si osservano manifestazioni di profondo disinteresse reciproco: anche a causa della rivoluzione tecnologica, giovani e adulti hanno linguaggi diversi, ed è come se non riuscissero più a comprendersi a vicenda. Ciò che spesso manca negli adulti è la capacità di essere riferimenti saldi, rocciosi, nei valori che li hanno plasmati, ma flessibili nelle modalità di comunicarli. Ovunque si vedono personaggi, all'apice o al termine del proprio percorso umano, che non sanno fare altro che sfogare sui giovani la propria frustrazione, spaventandoli con luoghi comuni che già conoscono (la mancanza di lavoro, la crisi, l'impossibilità di avere una carriera in Italia, ecc.). Sempre meno si ha la fortuna di
incontrare un “maestro”, capace di accompagnare davvero un giovane verso una destinazione, che sia di tipo professionale, umana o spirituale. E' una vocazione sempre più rara, ma è di un “maestro” che ciascuno degli adulti del futuro ha più bisogno.
Giovanni S.

Quale livello di speranza nel futuro hanno oggi i giovani?

Su una scala da 1 a 10 io darei un 8 abbondante. Può sembrare strano perché tutti ci dicono che il futuro è a tinte fosche, principalmente nero, non è più come una volta (quanto piace questa espressione), che le cose non cambiano, non a breve perlomeno. E ogni volta che sento una di queste frasi io penso: perché? Se vogliamo che le cose cambino, che diventino migliori, perché non iniziamo noi a farlo? E credo che sia questa la speranza: sapere che le cose possono cambiare, possono migliorare e noi dobbiamo fare la nostra parte, niente di impossibile o gigantesco, solo quanto possiamo, al meglio che possiamo.
Di questa speranza pratica, semplice, che mette in moto le persone io ne vedo tanta in giro, tantissima. Ed è una cosa potente, che può veramente fare la differenza sia nella nostra piccola quotidianità, sia nel grande, di questo non ho dubbi.
Lucia Z.

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